il Signore vi dia pace!

C'è un episodio narrato dalla Compilazione di Assisi e da altre fonti, che riguarda i ladroni che Francesco incontrò in un eremo sopra Borgo San Sepolcro? Questi, di tanto in tanto, si recavano al convento a domandare del pane; ma derubavano anche i passanti e quindi i frati erano incerti sul da farsi. 

Francesco suggerì ai suoi frati di recarsi nel bosco, di portare del cibo ai ladroni, di servirli e chiedere loro un primo piacere: che almeno non percuotessero e non maltrattassero i derubati; quindi di tornare di nuovo, con cibo ancor più abbondante, e di chiedere loro di ravvedersi. I ladroni, commossi dall’affabilità dei frati, cambiarono vita: alcuni addirittura entrarono nell’Ordine. 

Considerando quei ladroni come persone, accogliendoli senza pregiudizi, rispettando i loro tempi di maturazione, Francesco li condusse alla vita onesta, al lavoro, alcuni persino a compiere una scelta radicale per Dio e per l’edificazione del suo regno.

L'accoglienza francescana.

         La nostra accoglienza fatta con letizia francescana ci permette di accogliere qualsiasi fratello o sorella che bussa al nostro portone, l'ascolto è il principale fondamento che ci caratterizza, il sacramento del perdono siamo sempre disponibile in qualsiasi momento della giornata, nella nostra chiesa trovate sempre un frate disponibili per ogni esigenza ovviamente nei limiti delle possibilità,la nostra chiesa è sempre aperta ed disponibile per gruppi, ritiro, visite, e per le direzioni spirituali.

 

ACCOGLIERE NON SIGNIFICA SOLTANTO DARE UN BENVENUTO MA UNO STILE DI VITA.

 

    Accogliere non è per soltanto aprire la porta ma un atteggiamento interiore. È prendere ed accogliere l’altro all’interno di sé, anche se è una cosa che disturba e toglie sicurezza; è un preoccuparsi di lui, accoglierlo cosi come si è, farlo sentire amato, essere corresponsabile, aiutarlo a trovare il suo posto nella società.

Da questo nasce anche il superamento del pregiudizio, cresce l'amore disinteressato, la carità che produce, la gioia di condividere.

     Accogliere è fare spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie. La carità è molto più impegnativa di una beneficenza occasionale: la prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto (...).

      Senza solidarietà concreta non c’è vera e piena fede in Cristo. Anzi come ci ammonisce l’apostolo Giacomo senza condivisione con i poveri la religione può trasformarsi in un alibi o ridursi a semplice apparenza.

Accogliere non è facile

        Accogliere è terribile - dice J. Vanier che sull’accoglienza ha giocato tutto - perché quando lo si fa come stile di vita, scopro la mia povertà e le mie debolezze, la mia incapacità di intendermi con alcuni, i miei blocchi, la mia affettività turbata, i miei desideri che sembrano insaziabili, le mie frustrazioni, le mie gelosie, i miei odi e le mie voglie di distruggere. Finché ero solo potevo credere di amare tutti, adesso stando con gli altri, mi rendo conto di quanto sono incapace di amare, di quanto rifiuto la via agli altri...

Accoglienti non si nasce

 L’accoglienza non è connaturata all’uomo. E il primo passo riguarda 1’imparare ad aprirsi alla sofferenza altrui.