A ricordo della traslazione 10/12/2016

       Carissimo fra Egidio, dopo 28 anni dalla tua dipartita torni a casa per essere ancora l'anima di questo luminoso tempio, dono dal tuo amore all'Immacolata. Aiutaci, dopo le fredde pietre, ad edificare la Chiesa viva fatta di uomini e donne che testimoniano la resurrezione. tu che amavi tanto i giovani e i piccoli, guardali, difendili e proteggili. Aiutaci a portare, con l'Immacolata, Cristo nelle famiglie, perchè si sciolgono i nodi che condizionano l'Armonia, la pace l'Amore. 

BIOGRAFIA DI FRA EGIDIO

Gennaro Imperato, nacque in villa d’Elboeuf a Portici, il 2 gennaio 1914.

    Ben presto Diciottenne, nel 1932, consacrata la sua giovinezza alla vita religiosa, entrò nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, vestendo l’abito francescano.

  Dopo il postulato trascorso a Portici e il noviziato nel 1934 a Sant’Anastasia, il 25 marzo 1935 emise la professione temporanea.

   Il 12 giugno 1938, emise la professione perpetua, è prese il nome di fra Egidio.

  Il 12 giugno 1938, pronunciata la professione perpetua, ha preso il nome di Egidio.

  Fra Egidio non raggiunse il sacerdozio, conseguì la sola ordinazione diaconale. Ciò nonostante fu sempre prodigo a «… dispensare suggerimenti quanti gli si rivolgevano, quasi come a un confessore».

   Frate laico dalla Provincia religiosa dei frati Conventuale di Napoli, dopo la professione perpetua fù aggregato alla comunità dei conventi di: San Francesco a Lucera, in provincia di Foggia, dal 1933 al 1934; San Gennarello (Piccola Pompei) a Napoli – Vomero, dal 1934 al 1938; San Lorenzo Maggiore a Napoli, dal 1937 al 1948; San Gennarello (Piccola Pompei) a Napoli – Vomero, dal 1948 al 1956; Immacolata a Napoli – Vomero, dal 1956 al 1988.

   Nelle diverse sedi ha svolto gli incarichi di cuoco, sacrestano, organista, questuante, economo, delegato al capitolo provinciale e addetto al culto.

    Dopo i bombardamenti anglo-americani su Napoli, in particolare quello del 4 agosto 1943, fu visto scavare a mani nude tra le macerie di Santa Chiara. Scavò per raccogliere tra le rovine ancora fumanti della chiesa gli oggetti liturgici «… scampati al delirio umano della guerra».

    Nell’immediato dopoguerra, con ferma determinazione contribuì alla riapertura del convento di San Lorenzo Maggiore in Napoli. Qui incardinato, non avendo «… nemmeno un letto per riposare, dormì sui banchi della sagrestia pur di continuare la sua missione di umile frate».

    Ritornato al convento vomerese, maturò l’idea di dotare di una nuova Chiesa il quartiere napoletano dell’Arenella, allora in forte espansione demografica. Così, questuando tra la popolazione, raccolse i fondi necessari per l’acquisto del nuovo suolo, dei mattoni e quant’altro necessitasse alla costruzione della nuova chiesa.

    Nel giugno del 1964 vide realizzato il suo desiderio: completata, la chiesa parrocchiale dedicata all’Immacolata venne benedetta e aperta ai fedeli.

    Su una striscia di un terreno scosceso, ubicato fra Salita Arenella e Piazza Immacolata, un tempo via Luigi Galdieri, appartenente alla famiglia Bruno, proprietaria della villa d’Elboeuf a Portici, cominciando con la cappellina di salita Arenella, pur tra difficoltà di ogni genere, con «… un impegno instancabile e la collaborazione dei fratelli nella fede», ha proseguito nell’erezione della sua opera.

   Nel giugno del 1964, finalmente, ha visto concretarsi il suo desiderio: dopo un imponente sterramento, è stata «costruita in cemento armato una grossa struttura situata fra la Salita e la Piazza, la cui parte superiore costituisce la Chiesa dell’Immacolata e i piani sottostanti sono utilizzati per le attività della parrocchia».

     La chiesa, inaugurata il 5 luglio 1964, dal cardinale Alfonso Castaldo, arcivescovo di Napoli, è stata subito innalzata alla dignità di parrocchia.

    Nel 1982, «… pur ormai quasi cieco e stanco», ha manifestato la sua amarezza per «… non poter far più nulla per portare a termine, in tutti i suoi particolari, la Chiesa e il Convento dell’Immacolata. Era, infatti, un’opera bella, nella sua linea progettuale, ma incompiuta».

    Improvvisamente, fra Egidio morì a Napoli, il 6 novembre 1988. Le spoglie mortali furono inumate al Cimitero di Portici.

     Nel 2014, nel centenario della nascita di fra Egidio, il cenobio vomerese ha espresso la volontà di riavere fra sè il compianto religioso, di farlo «… rientrare e continuare ad essere l’anima della sua creatura perché, ormai non più, come da lui stesso denominata “incompiuta”, ma finita e rifinita e con gusto in ogni sua parte». Completata, la nuova chiesa parrocchiale, dedicata Dopo un lungo iter procedurale, ottenuta l’autorizzazione alla tumulazione privilegiata con decreto dirigenziale della Giunta della Regione Campania del 3 novembre 2016, questo vivo pio desiderio è divenuto realtà.

    Nel pomeriggio di sabato 10 dicembre 2016, alle ore 17, le spoglie mortali dell’umile frate, traslate a Napoli, sono state accolte «… in piazza Immacolata dal Ministro provinciale, fra Edoardo Scognamiglio, e dalla comunità religiosa nel silenzio di una folla commossa, composta in gran parte dai «ragazzi» ormai uomini con famiglia, che fra Egidio raccolse nel «Collegio liturgico». Ora il corpo riposa nella sua tanta voluta Chiesa Parrocchiale al Vomero.

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