Il complesso Dell'Immacolata al Vomero

UN PO' DI SINTESI:

Le sue origini si inseriscono nel quadro della espansione della provincia religiosa dei frati minori conventuali di Napoli, chiamata "terra di lavoro" intitolata a San Francesco. 

Che sotto la guida di alcune figure importanti per la nostra Provincia Religiosa dei padri Provinciali Palatucci iniziarono a riaprire con impegno e sacrifici molti conventi chiusi per causa della soppressione.

Con il nuovo assetto la Comunità acquisto un volto giovanile, i nuovi Religioso provenienti da altre parrocchie molto più grandi trovarono non poche difficoltà nella piccola chiesetta con un afflusso di tenti fedeli, visto che di chiese vicine erano molto poche, la domenica come nelle feste era quasi impossibilemuoversi per il grande flusso, è diventava sempre più insufficiente per i bisogni dei fedeli il quartiere si ingrandiva sempre di più e gli spazi diventavano sempre più stretti, cresceva l'urgenza di una nuova e più spaziosa chiesa.

Si parlava di continuo nell'allora comunità di prendere l'iniziativa per la costruzione di una nuova chiesa.

Frate Egidio, fratello religioso, incoraggiò con entusiasmo e infiammo il cuore degli altri confratelli è disse: << Diamo inizio all'opera ; i soldi non ce li farà mancare la divina Provvidenza>>.

Informato dell'iniziativa anche il ministro provinciale il padre maestro Proto che incoraggio la comunità per questa nuova costruzione con la promessa di sostegno e aiuti finanziari, si convocò un capitolo conventuale straordinario e prese parte anche frate Egidio.

Il padre provinciale concesse alla Comunità di trovare il terreno in un luogo adatto e fu dato l'incarico ad un costruttore Masullo.  

 

     *********************************************************

TUTTA LA STORIA

SCRITTA DA P. SERAFINO VOLPE OFMCONV.

 

Le origini dell'opera  dell'Immacolata  al Vome­ro si inseriscono  nel  quadro .della espansione  della Provincia Religiosa di Napoli dei Frati Minori Con­ventuali  di  San  Francesco  che  si realizzò  sotto  la guida dei Ministri  Provinciali Padre Maestro  Anto­nio Palatucci e Padre Maestro Alfonso Palatucci che, succeduto  al  fratello,  ebbe  la  possibilità  di  aprire · molti  conventi  da tempo  abbandonati  dai  frati per le vicende  delle  soppressioni.

   Il successore nella responsabilità di ministro Provinciale Padre Maestro Francesco Proto diede nuovo assetto alle varie comunità ed in particolare rinnovò quasi totalmente quella di San Gennaro al Vomero, detta della Piccola Pompei, che fino al 1949 era formata dal Padre Maestro Alfonso Palatucci, ministro Provinciale con Padre Bonaventura Popo­lizio, guardiano e dai Padri Giovanni Capone e Giu­seppe Infossi e dai fratelli religiosi Frate Egidio Imperato  e  Frate  Andrea  Iorusso.

    Col nuovo assetto la Comunità acquistò un vol­to più  giovanile,  con  i  Padri  Serafino Volpe,  Raf­faele Miele, Antonio Gallo, Carlo De Pasquale e Giu­seppe Infossi, con i  due·fratelli religiosi  sopra detti.

    I Religiosi provenienti da Chiese molto  grandi si sentirono a disagio nel dover lavorare in una Chie­sa piccola  ma  con tale  afflusso  di fedeli che nelle domeniche   diventava   quasi   impossibile   muoversi per la ressa.

       Le Chiese nella zona erano veramente poche e diventavano sempre più

insufficienti per i bisogni spirituali della popolazione  che  si  accresceva  sem­pre di più nel rione Vomero-Arenella, per cui tutti sentivano l'urgenza di una nuova Chiesa  al Vomero, più ampia e adeguata alle esigenze dei fedeli e dei religiosi  che  vi  dovevano  lavorare.

     Di questo si parlava sempre più  frequentemen­te in comunità; e sorse allora l'idea di prendere la iniziativa di una nuova chiesa e di un nuovo con­vento.

    Frate Egidio Imperato incoraggiò e infiammò tutti gli altri: " Diamo inizio all'opera; i soldi non ce li farà mancare la divina Provvidenza », ed ini­ziarono i primi approcci.

    La Comunità, dopo aver parlato con il Ministro Provinciale Padre Maestro Francesco Proto, che eb­be parole di incoraggiamento e promise  tutto  il suo appoggio e aiuti finanziari, si riunì in Capitolo Conventuale straordinario, al quale prese parte an­che Frate Egidio, per discutere ufficialmente del pro­blema.

     Il Ministro Provinciale concesse alla Comunità la facoltà di trovare il terreno in un luogo adatto e fu dato l'incarico ad un amico costruttore, il sig. Renato Masullo, che dopo pochi giorni ne indicò uno libero, dietro il campo sportivo Collana.

    Il P. Provinciale invitò il Vicario Generale Mons. Luigi Rinaldi e il Segretario del Clero Mons. Alfre­do Falanga, affinché accompagnassero con lui i mem­bri della comunità che si recarono a vedere il suolo indicato, che fu giudicato idoneo allo scopo.

Si riporta qui per esteso il verbale del Capitolo Conventuale straordinario:

 

Nel  nome  di Dio. Amen.

  Oggi  27  marzo  1951 i Padri  della  comunità  si sono  radunati  in  Capitolo  conventuale   straordina­rio per un avvenimento di eccezionale importanza. Il M.R.P. Provinciale, P. M. Francesco Proto, ospite che  continuamente  deve notare l'insufficienza  della del nostro Convento, sotto la spinta della Comunità, nostra Chiesa,  ha  proposto  di  acquistare  un  suolo per la costruzione di una nuova chiesa e convento nei  pressi  dello  stadio.

   La Comunità è felice di poter contribuire alla realizzazione di questo sogno di vari anni, cedendo gli introiti attualmente in cassa, L. 500.000 (cinque­ centomila) e proponendosi di collaborare fattiva­mente sia con la propaganda, sia  con  la raccolta delle offerte per la costruzione di detta chiesa che certamente sarà di immenso vantaggio ai numerosis­simi fedeli, di decoro all'Ordine e di gloria al

Si­gnore.

   Sarebbe desiderio della nostra  Comunità  che la chiesa venisse dedicata o all'Immacolata, di cui si approssima il centenario della definizione del dogma, o al Santo di Padova.

    Già Mons. Luigi Rinaldi, vicario generale del­l' Archidiocesi in compagnia di Mons. Alfredo Falan­ga, Segretario del Clero, del M.R.P. Provinciale e del Superiore di questo convento, hanno fatto il sopralluogo e hanno costatato l'opportunità della costruzione, esprimendo il parere che la chiesa po­trà  essere  anche parrocchia.

    I Padri della Comunità, ringraziando la Divina Provvidenza  e in Lei fiduciosi propongono  di mettersi al lavoro con tutto l'impegno per la completa realizzazione dell'opera. Recitate le preghiere di rito, prima e dopo il Capitolo, i Padri della Comunità si sottoscrivono. In fede, ecc.

P. Serafino  Volpe

P. Antonio  Gallo

P.  Raf faele  Miele

P.  Giuseppe  Infussi

P. Carlo De  Pasquale

      Presa la decisione di attuare l'opera progettata e portata a conoscenza della popolazione, si inco­minciarono a raccogliere le prime offerte tra le persone che frequentavano la Chiesina della Pic­cola Pompei.

     La gente buona e generosa  si rese  subito  con­to della bontà dell'opera da realizzare  e, consape­voli tutti della scarsità delle chiese al Vomero, ven­nero incontro con grande generosità.

    Frate Egidio immediatamente si  preoccupò  da un lato di fare un giro per le case, per ottenere l'adesione all'opera del maggior  numero  possibile di persone, con l'impegno di un'offerta mensile e dall'altro di trovare un numero  sufficiente di zela­trici che raccogliessero le offerte presso i benefat­tori.

   Molte difficoltà e non solo d'ordine tecnico e finanziario  sembravano   profilarsi.

 Contemporaneamente all'attività iniziata, venne contattato il proprietario del suolo al quale fu indi­cata la ragione dell'acquisto, si disse felicissimo di preferire a tutti gli altri richiedenti un'opera così santa. Ma  quando  nel  giorno fissato,  il Superiore  del Convento insieme al Notaio e al P. Benedetto Salierno, Segretario Provinciale, si recarono alla casa del proprietario per firmare il contratto di compra-vendita, P. Benedetto fece notare al pro­prietario che il prezzo di. 3.500. lire al metro quadrato era troppo alto per la zona ove il suolo era ubicato; infatti vi passava il vico Acitillo. Era dunque necessario controllare prima il piano regola- tare del Comune per sapere se fosse in progetto l'allargamento della strada; poi si sarebbe discusso sul prezzo.

     Naturalmente il contratto fu sospeso e il gior­no dopo il Sig. Renato Masullo, P. Serafino e Frate Egidio andarono al Comune per conoscere il pia­no regolatore.       Mentre i due primi si informavano su ciò che interessava, Frate Egidio scomparve. Do­po  un  po'  di  tempo  fu ritrovato  e tutto  felice:

« Forse ci sarà la possibilità di avere dal Comune gratuitamente un suolo per la costruzione di una nuova Chiesa al Vomero , disse.

  Almeno così gli aveva fatto balenare un suo vecchio amico, pregan­dolo di tornare il giorno seguente, perché in quel momento era troppo impegnato. Come d'intesa, il giorno successivo Frate Egidio si presentò all'amico che lo accompagnò direttamente dall' ing. Riccardo Fiore, capo dell'Ufficio Tecnico e, dopo averlo pre· sentato, li lasciò soli perché potessero liberamente discutere della faccenda.

   Frate Egidio entrò subito nelle simpatie dell' In­gegnere, che lo prese a ben volere e si mise subito a sua disposizione per trovargli al Vomero un  suo­lo disponibile  del Comune  di Napoli  per  la costru­zione  di una  nuova  chiesa.

    In ' ùn primo momento gli  segnalò un  angolo di terra  adibito  a giardinetti  dietro  la  basilica  di  S. Gennaro, dove ora si fa il mercato. Dopo pochi giorni, però, lo richiamò e gli segnalò un altro suo­lo di 1.800 metri quadrati, tra salita Arenella e Piazza Galdieri. Fu preferito questo,  essendo l'al­tro suolo troppo vicino alla basilica di S. Gennaro.

 « Ora - gli disse - tocca a voi frati fare la domanda al Sindaco; da parte mia darò senz'altro parere  favorevole ».  Fu  così  rivolta  la  domanda  al Sindaco di Napoli, Avv. Domenico Moscati; nel consegnarla fu coinvolto l'Avv. Mario Linguiti, suo amico e nostro terziario.

    Finalmente,  dopo  aver. superato  tutte  le diffi­coltà, il 28 febbraio del 1952 venne firmato il con­tratto tra il Sindaco di Napoli  e la Provincia  Reli­giosa dei Frati Minori Conventuali di S. Francesco. Non fu un regalo, perché la Legge non lo per­metteva,  ma  fu concesso  un  prezzo  molto  mode­sto; il  tutto  costò, compreso  il contratto,  due  mi­lioni, con la facilitazione  del pagamento a rate.

     Ecco che cosa scriveva il cronista del con­vento di S. Gennaro al Vomero nello stesso gior­no: « Oggi finalmente tra il Comune di Napoli, rappresentato dall'avv. Domenico Moscati e il no­stro Ordine, rappresentato dal M.R.P. Francesco Proto, ministro provinciale, è stato firmato il con­tratto di cessione del suolo  per  edificazione  di una nuova chiesa. Se abbiamo potuto  vedere que­sto giorno, dobbiamo prima dare gloria a Dio che ci ha fatto incontrare degli uomini volenterosi, ma va anche data lode all' ing. Riccardo Fiore, dell'Uf­ficio Tecnico Comunale, che ci ha spianato ogni difficoltà e a Frate Egidio  Imperato, che per mesi è andato di qua e di là per sbrigare  tutte le  pra­tiche.

   Divenuti padroni  del suolo, per prima cosa fu piantata al centro  una croce di legno, fatta da  Fra­te Andrea Lorusso; era con la Croce che se ne prendeva

ufficialmente  possesso.

     Occorreva  una  importante   operazione   di  ster­ramento. I fondi non erano molti e con la speranza del risparmio fu accettata la proposta di un cantiere di lavoro da parte del Centro Assistenza Meridionale.

    Ed ecco il Verbale di un altro Capitolo Con­ventuale straordinario della Comunità di S. Gen­naro al Vomero, perché riassume tutto il travaglio del momento e mette in risalto la tenacia e l'abi­lità di Frate Egidio.

 

In nomine Domini. Amen.

 

   Oggi,  12 marzo  1955,  sotto  la  presidenza  del M.R.P. Serafino Volpe, Guardiano del Convento, si è tenuto un capitolo conventuale straordinario, per decidere. la costruzione della nuova Chiesa della Immacolata  in piazza  Galdieri.

    Sono presenti i Padri della Comunità e, in via eccezionale, per suggerimento del P. Commissario Generale, anche il fratello religioso professo solen­ne Frate Egidio Imperato, il quanto questi ha svol­to è dovrà continuare a svolgere un'azione prepon­derante  per  la realizzazione  dell'opera.

   Prima di ogni discussione, il Segretario del Capitolo  dà lettura  del seguente  " Pro  memoria »:

 Nel 1950 la Comunità del Convento di S. Gen­naro al Vomero in Napoli, considerato che la no­stra Chiesa, dal popolo chiamata della « Piccola Pompei » era insufficiente per l'accresciuto  numero della popolazione,  fece presente  al M.R.P.  Pro­vinciale  il suo  desiderio  di  edificare  un'altra  Chiesa, più ampia. Il P. Provinciale Francesco Proto, entusiasticamente appoggiò  l'idea  e  promise tutto il suo appoggio. Al  beneplacito del Padre Provin­ciale si aggiunse il plauso dell'Arcivescovo di Na­poli, che promise di elevare a parrocchia la stessa chiesa.

    Fu così che Frate Egidio Imperato, della stessa Comunità, si pose  all'opera  e,  superando  difficol­tà di ogni genere, potè avvicinare le autorità competenti, e  specialmente  l' ing. Riccardo  Fiore,  per la cui intelligente  e  affettuosa  mediazione,  riuscì ad ottenere dal Municipio di Napoli  l'assegnazione di un suolo edificatorio di 1.800 mq. in Piazza Gal­dieri; non solo, ma sfruttando abilmente le ami­cizie, l'ottenne ad un  prezzo  di  eccezionale  favo­re:  lire 1.000 al mq.

     Nel contratto, firmato il 28 febbraio 1952 dal M.R.P. ·· Provinciale, dal Sindaco di Napoli, Avv. Domenico Moscati, si  convenne,  per  un  pagamento di L. 270.000 ogni sei mesi; in seguito tale somma scese  a  L. 15.000 mensili.

    Per tutte queste  agevolazioni  molto  si  cooperò I'Avv. Mario Linguiti, Terziario della Fraternità della Piccola Pompei. La nuova chiesa sarà inti­tolata all'Immacolata. Fu incaricato del progetto l'architetto Gennaro Madonna. Tale progetto fu approvato il 7 febbraio 1953 dalla Commissione Edilizia, col valido appoggio del suo Presidente ing. Vittorio Matarazzo. Fra gli altri amici e benefattori....

 

mativo e promettono di lavorare e collabora re per la realizzazione dell'opera.

    Danno  mandato  al  Segretario  del  Capitolo  di inviare copia  conforme  del  Verbale al Consiglio  di Amministrazione del la Provincia per la debita ap-  provazione  e  per  le  decisioni  in  merito.

Con  le preghiere  di  rito si  chiude  il Capitolo. In  fede...

P.  Serafino   Volpe

P.  Giuseppe   Infussi

P.  Michele Cella

P.  Paolo  Moscatelli P. M auro  Mazzarelli

Frate  Egidio Imperato.

  Dopo  uno  sterro  relativo  da  parte  della  Ditta Pomicino,  finalmente  il  28 maggio  1955, una  gior­nata  memorabile  per  la  popolazione  di  piazza  Lui­gi  Galdieri,  per  i  Benefattori,  e  soprattutto  per  la Comunità   dei   Frati  di  San   Gennaro  al  Vomero: la  posa   della  prima   pietra   della  erigenda  Chiesa in titolata  all'Immacolata.   Gioirono   i  Frati,  perché finalmente  si  dava  inizio  alla  realizzazione  del  so­gno  tanto  sospirato;  e  anche  i   Benefat tori   perché avevano  la  prova  del  buon   fine  delle  loro  offerte. Molte le

autorità  religiose e civili  presenti  alla ce­rimonia  del la benedizione e della  posa  della  prima pietra, in  c i  fu  rinchiusa  una  pergamena  firmata da  tutte  le

Autorità  presenti ,  insieme  a  medaglie e  a  monete.

Furono  presenti  il  Rev.mo  P.  Vittorio  Costantini,  Ministro  Generale,  il  P.  Gaetano  Stano,  Pro­curatore  e  Vicario  del l 'Ordine,  il  P. Benedetto  Sa-lierno,   Commissario  generale,  la   Comunità   di   San Gennaro  al  Vomero  al  completo e  moltissimi  Frati. L'Em .mo   Cardinale   Marcello   Mimmi,   Arcive­ scovo  di  Napoli,  benedisse  la   prima   pietra  e  testim­oniò  tutta  la  sua   gioia   di   pastore  per   l'erigenda chiesa,  dalla  quale   tanto   bene   sarebbe   venuto   al­le anime.

       Madrina fu  la  Signora  Angelina  Lauro,  moglie del Sindaco cli Napoli, Achil le Lauro, scelta dal P. Francesco  Proto  forse  nella   speranza   di   una   buo­na  offerta  (ci   rimettemmo  50.000  li re  per  l'Album di   fotografie).

       La  festa  fu  allietata  dal   suono   della   banda dei   Marinaretti   di   Portosalvo   di   Napoli .

 Immediatamente  dopo  la   festa,   fu   sospesa   la ditta Pomicino che in  molti mesi aveva fatto po­chissimo.

Alcuni am ici consigl iarono la  Ditta  dell 'Ing. Carlo  Rispoli,  che  proseguì   lo  sterro  e  in   meno  di u n an no costruì l a chiesina a Salita A renella e u n conventino   di    quattro   stanze   con    accessori .

  Il  26  dicembre  1956  i  Frati   presero  possesso del  piccolo  Complesso  con  una  comunità  formata da P. Michele Cella, superiore e Frate  Egidio Impe­rato.         Dopo un  po' di  tempo venne anche il P. Leo­ne Vicale e qualche anno dopo  P. Alfonso Palatucci. L'avvenimento  fu  allietato  dalla  presenza   del P. Vittorio Costantini e dell'Em.m o Cardinale Mar­cello Mimmi , che benedisse il complesso e parlò ai fedeli, esortando tutti ad aiutare i Frati  per por­tare a  termine  il  piano  progettato.

    Il tutto era costato:  sei  milioni  lo  sterro  e otto milioni  il  fabbricato.

   Naturalmente  per   l 'arredamento   della   Chiesi­na  ci  volle  dell 'altro:   3  statuine  (San  Giuseppe,  S. Antonio e Sacro Cuore di carta  pesta)  e un  Croci­ fisso fatto  venire  da  Ortisei  per  1.300.000 lire;  un Gesù  Bambino  in  legno,  donato  dalla  Signora  An­na  Ruggiero;  la  statua  dell'Immacolata  fu regalata dal  Convento  di  S.  Anastasia;   una  quarantina  di banchi  per  la  somma  di  520.000  lire.  L'altare  in marmo  (trecentomila  lire) fu donato dal Dott. Roc­co Basilico.  Quasi  tutto  l'arredamento  per  la  sacra Liturgia   era   stato   precedentemente  preparato   da Frate Egidio, che da anni lavorava per questo scopo. La piccola Comunità , sistematasi  nel  Conventino,  iniziò  un   fecondo  apostolato,  aiutata  anche da  qualche  Sacerdote  secolare  per  la  celebrazione

delle  sante  Messe.                                            

    Il Padre  Michele  Cella,  con  impegno  e  sacrificio, collaborò fino al 1970 con Frate Egidio, lavo­rando intensamente soprattutto con  la  predicazio­ne. Intanto si continuò a  raccogliere offerte, non solo tra i benefattori della Piccola Pompei, ma  fra tutti i fedeli della zona, particolarmente quelli che frequentavano la chiesina; ma  le  esigenze  erano tante.

Come i frati  ebbero  saldate  le  spese  già  soste­nute fino ad allora, si preoccuparono di accumulare denaro per l'erigenda chiesa. Era  questa  la  

princi­pale aspirazione; poi si sarebbe pensato ad un de­coroso  alloggio

conventuale.

   Il primitivo progetto deli'Architetto Madonna dovette essere rifatto e fu affidato l'incarico alla Signorina Maria Magliano, molto competente in architettura.  Era  una  cara  creatura  che  sostenne tanto lavoro per il progetto  e creò  tanti  partico­lari , fatti e rifatti insieme a Frate Egidio, che cer­cava di comunicarle i suoi ideali per una bella chiesa. Tutto fece gratuitamente, per devozione alla Madon na, offrendo non solo il suo lavoro, ma tutto il materiale occorrente. Il nuovo progetto per la chiesa fu nuovamente sottoposto all'approvazione della Commissione Edilizia che anche questa volta l'approvò con sollecitudine grazie  a ll'interessamento  dell'Ing.  Vittorio  Matarazzo.

    Difficoltà ne  erano  già  state  superate tante, ma ve ne era una molto  im portante  che  doveva essere ancora risolta. Il terreno acquistato dal Co­mune di Napoli confinava con  quello della  Società del Risanamento destinato alla costruzione di abi­tazioni e quindi unicamente  allo  sfruttamento;  per cui era impossibile ottenere agevolazioni di alcun genere .

  Vi  era  il  pericolo   che,  iniziando   a   costruire prima le  abitazioni,  sarebbe  poi  divenuto  impossi­bile  costruire  una   chiesa  grande  e  decorosa.

    Ma  fortunatamente  Frate  Egidio  arrivò  allo Ing. Gennaro Ferorelli, Direttore della Società del Risanamento, che lo presentò al  Presidente  della stessa Società, Ing. Prof . Luigi  Tocchetti ,  preside della Facoltà di Architettura dell'Uni versità  di  Na­poli. L'uno e l'altro,  per  un  misterioso  disegno  del­la Provvidenza Divina , dopo i  primi  approcci,  inco­minciarono a volere bene a Frate Egidio, e si entu­siasmarono  anch'essi  alla   nuova  chiesa  prometten­do tutto l'aiuto possibile e persino sollecitandolo  a fare presto la progettata chiesa, in quanto sembrava che la Società intendesse costruire  un  palazzo al  li­mite di confine  della  proprietà  dei  frati,  obbligan­doli  così,  a  termine  di  legge,  ad  arretrars eren­dendo ,· vana   ogni   speranza    d i    avere   una    chiesa grande.

Grande  fu    la  preoccupazione  dei  frati,  e  sopra  tutto  di  Fra te Egidio,  sul  qual e  pesava  in  modo particolare la responsabilità, dal momento che il fondo cassa non era adeguato ad impegnare una Ditta per un progetto così grande, vista anche la impossibilità della Provincia Religiosa  di  fornire aiuti  finanziari.

  La tensione traspariva in tutta chiarezza dal volto di Frate Egidio, e la Provvidenza  Divina,  in cui sempre aveva confidato, gli venne ancora in­contro,  miracolosamente.

   Come sempre, si trovava, anche quel giorno a sbrigare i fedeli. Vi era fra essi una vecchietta che frequentava quotidianamente la  Chiesa.  L'anziana Signora si accorse della sua preoccupazione e gli chiese cosa avesse. Frate Egidio la mise al  cor­rente della faccenda e del pericolo che, se non si fosse costruito subito almeno il rustico, il proget­to originario  sarebbe  fallito.  Concetta  Costantini

- così si chiamava la Signora - molto intelli­gente e parimenti sensibile, si rese subito conto dell'urgenza della cosa ed ebbe allora un gesto di grande generosità.  Gli disse che gli poteva venire incontro ad una  condizione:  « Possiedo  la  somma di 15.000.000, te li darò subito, se mi darai assi­stenza fino alla mia morte;  perché  non  ho  altro per  vivere ».

   I  Frati  accettarono  subito.  Con  la  somma  of­ferta e con quanto già possedevano,  si poteva  dare inizio  al  rustico   della  chiesa.  Dinanzi   al  notaio dott.  Roberto   Sanseverino,   di   sua  fiducia,  la   Signora  e  i  frati  firmarono  un  contratto  con  cui  la Signora versava  ai  Frati  la somma ed  essi  si  impe­ gnavamo  ad  assisterla  fornendo  tutto  il  necessario fino  alla  morte.  Contratto  che  fu fedelmente  os­servato.

    È doveroso conservare caro il ricordo di que­sta  insigne  benefattrice.

    Ricevuta la somma, i Frati si preoccuparono di trovare una buona Ditta per dare immediatamen­te inizio alla costruzione. E fu una grande fortuna incontrare il Comm. Alberto Correale, uomo one­sto e coscienzioso, raccomandato dall'Ing. Luigi Cuomo, marito della Signora Lina, per molti anni Ministra dell'Ordine  Francescano  Secolare presso la Chiesa dell'Immacolata. L'Ing. Cuomo, oltre a fare tutti i calcoli, curò anche gli interessi dei Fra­ti durante l'esecuzione dei lavori.

     Il contratto per la costruzione del rustico della chiesa fu stipulato il 26 marzo del 1958. Compren­deva i pilastri portanti  in  calcestruzzo  alti  33 me­tri: 3 metri di profondità, 10 fino al piano della piazza e 20 per l'altezza  della  chiesa;  la  copertura in cartone catramato; il campanile e il  sagrato  del­la  chiesa, per  una  somma  di  oltre  80 milioni.

   I lavori iniziarono nel mese di aprile 1958. La somma ricevuta, aggiunta a quella che si aveva in deposito, non copriva neppure la  metà del costo totale. È vero che il Comm. Correale era stato molto generoso a non pretendere molto inizial­mente, ma, a fine di ogni mese, bisognava pur versare la quota stabilita.       Urgeva darsi da fare. E Frate Egidio escogitò  nuovi modi  per  aumentare le entrate. Così invitò molti ad offrire un metro cubo di fabbrica versando diecimila lire, che era proprio l'importo sufficiente. Esortò anche ad of­frire un pilastro intero della chiesa per 300.000 lire e trovò 24 benefattori: proprio quanti erano i

pi­lastri su cui poggiano la Chiesa e l'abside.

È giusto ricordare i nomi di questi fratelli che hanno donato, per così dire, il sostegno al nuovo Tempio dell'Immacolata: 

   Virginia Amato, Maria Caroli, Maria Casola, Pasquale Coppola, Iole Coscia, Adele Coviello, An­ na D'Aria, Anna Adele e Margherita D'Aria, Adele De Maria, Giuseppina Di Donato, Famiglia Fortu­nato, Famiglia Galasso, Carolina e salvatore Giar­dino, Clotilde ed Elena Giuso, Famiglie Iovinelli, Quarto e Palmieri, Famiglia Maffeo, Antonietta Marciello, Milizia di Maria Immacolata, Ordine Francescano Secolare, Pierina Pagnano, Antonio e Rosa Pittorino, Giuseppina Preziosi, Maria Rende, Cosimo Saccone.

     Mentre si costruiva la Chiesa, i Frati  stipula­rono un contratto con  la  Società  del  Risanamento per la scalinata che congiunge Salita Arenella a Piaz­za Immacolata . La Società, che pur era sembrata tanto restia a fare beneficenza, fu molto generosa: anzi grazie ai due amici Ferorelli e Tocchetti, so­stenne totalmen te  le  spese  per  la  scalinata  e  per il muro di contenimento. Mentre il muro di conte­nimento della piazza fu sovvenzionato  dal Comune di Napoli, che in diversi momenti, è bene notarlo, contribuì  alla  realizzazione  del  complesso.

  Il Ragionier Antonio Mincione, impiegato al Comune, amico affezionato e sincero, suggerì a Frate Egidio di utilizzare le norme che  regolano i contributi comunali alla edificazione di nuovi edi­fici di culto.

   È opportuno elencare, in  ordine  cronologico, le sovvenzioni ricevute dal Comune, come espres­sione della partecipazione dei cittadini  alla edifi­cazione  dell'opera  dell'Immacolata:

26 milioni per il pavimento di marmo e la zoc­colatura  di pietra  di Trani;

40 milioni per l'intonaco interno ed esterno della Chiesa  e per  tutti i finestroni;                                                                        \

20 milioni per stendere sul tetto un nuovo istrato di cartoni catramati per una maggiore sicu­rezza;

9  milioni  e  ottocentomila  per  La    rifinitura   dei locali  che  ospitano  le  aule  dell'Asilo;

21 milioni  per  rifare  la  terrazza   del  convento dopo  il  terremoto  del  1980.

Anche il Fondo per il Culto ha concesso diver­si contributi per un totale di 8 milioni e cinque­centomilalire.

Ma non si deve credere che Fra te Egidio si sia fermato qui nelle sue richieste  di  aiuto.

Si  rivolge  finanche  al  Santo  Padre   Giovan­ ni XXIII dal quale ottenne  la  Benedizione  per  la sua  opera  e  l'offerta  di  cinquantamila lire.

Si rivolse alle Banche : il Banco di Napoli ri­spose con  200.000 lire:  ma  fu il solo.

Si rivolse alle Ditte importanti; ed una dell'I­talia settentrionale gli mandò 150.000 lire, ma an­che qui fu l'unica sovvenzione.

Allora il  suo sguardo si volse ai ricchi Stati Uniti d'America. Trovò una Segretaria che gli scri­ vesse in inglese una lettera per tutti i Vescovi cat­tolici compreso il famoso Cardinale Spellman. Ma ricevette  solo un  dollaro!

Quanta delusione! Sconsolato Frate Egidio e­ sclamò: « Ci ho rimesso molto di più per le spese postali. Non  fa  niente!  Sia  ringraziata  ugualmen­te la  Provvidenza  Divina,  perché le opere  più  bel­le  sono attuate non  dalle grandi  somme dei potenti e dei ricchi, ma dal soldino della vedova e del po­vero ».

 La Chiesa è finalmente ultimata; è veramnte bella, piena  di aria  e di  luce.    dedicata  alla  Ver­gine  Immacolata;  ma  è  soltanto  benedetta.

Ora  bisogna  arredarla  di  tutto  il  necessario per il culto e per la sacra Liturgia. E le spese non sono  minori.

Gli altari sono nove: il Maggiore dedicato al­l'Immacolata e due laterali:  a   destra  dedicato  a San Francesco e a sinistra a Sant'Antonio e sei nel­la  navata  centrale.

L'altare maggiore è rivolto al popolo.  Fu  una intuizione di Frate Egidio, ancora prima della ri­forma liturgica. Fu offerto dal dott. Francesco Ba­silico  (tre  milioni).

Il trono di marmo fu offerto dalla Sig.ra An­tonietta Mazza (L. 1.300.000) e la statua dell'Im­macolata, opera  in  legno  del  prof.  Antonio  Lebbro di  Napoli , fu  donato  dalla  Signora  Giuseppina  Ian­naccone (L. 1.000.00Ò) .

La corone, della Madonna in argento, opera della Ditta Catello, artisticamente cesellata fu dono Signora Lo Schiavo per interessamento della zela­trice Signorina  Maria Canfora.

Purtroppo i ladri hanno visitato per tre volte la Chiesa. Nelle prime due si

accontentarono di prelevare  le  offerte  delle  cassette;  ma  la  terza fu              disastrosa.  Spogliarono   la   Chiesa   portando   via corona   della  Madonna   in   argento   dorato,  la   croce astile,  pure   in   argento,  molti   candelieri,   croci   di altari,  tutti  i  pastori  del  presepe  del   '700  napole­tano, la  statua  del  Gesù Bambino  di Praga  e le  14 stazioni  della  Via  Crucis  su  pannelli  di  onice,  chiu­si   in  una   cornice   di  bronzo   dorato   con   bassori­lievo  fusi  di  tre  figure  ciascuna ,  opera   della   ditta Catello:  di grande  valore artistico, offerta  da  tutti i fedeli (L. 10.000.000).

 Ma ciò che più ferì la sensibilità di  Frate  Egi­dio, della Comunità e dei  fedeli

tutti fu il  furto delle specie Eucaristiche: « hanno portato  via Ge­sù » disse Frate Egidio il resto si rifarà. Ed infat­ti: la corona di argento dorato per la Madonna fu subito rifatta; ma i nomi di chi l'ha donata e dello Orefice rimangono chiusi nel segreto dell'anima di Frate Egidio.

Anche la croce astile fu rifatta in  argento dalla Ditta Catello e offerta dalla Signora Concetta Cam­po (L. 500.000).

   L'altare in marmo e la statua in legno di San Francesco di Santi faller di Ortisei è un dono dell 'Or­dine Francescano Secolare  (L. 5.000.000).

   L'altare in marmo e la statua in legno di San­t'Antonio, anche essa di Santifaller di Ortisei, furono dono del Comm. Pasquale Coppola  (L.  5.000.000), che fu

benefattore insigne della Chiesa, con offerte periodiche, il contributo per un pilastro e due intere balle di lino per camici e tovaglie dell'altare.

    L'altare in marmo di S. Giuseppe sposo, S. Giuseppe da Copertino e B. Bonaventura da Po­tenza fu offerto dalla Sig.ra Ida Pietroluongo (Lire 1.000.000) con il trittico del P. Stefano Macario, do­no del Sig. Giuseppe Gambardella  (L. 1.000.000).

    L'altare  in marmo di S. Anna, S. Gioacchino  e S. Giovanni Battista  fu offerto insieme al trittico dalla Signorina Anna D'Aria (L. 2.000.000).

     L'altare in  marmo  di  S. Lucia,  S. Gennaro  e S. Ludovico, fu offerto dalla Sig.ra Antonietta Mar­ciello (L. 1.000.000) e il trittico, fu donato dal Comm. Vittorio  Vaccaro.

   L'altare  in    marmo  con   il   trittico  dei  tre   Arcangeli:  S. Michele,  S.  Gabriele e  S.  Raffaele  fu donato  dalle sorelle D'Aria, Anna,  Margherita  e

A­dele (L. 2.000.000), che elargirono anche offerte pe­riodiche, donarono  un pilas tro della Chiesa e prov­videro al.la  spesa  giornaliera  per il vitto dei Frati per  tre  giorni  la  settimana.

    L'altare in marmo della  Madonna  di Pompei fu dono di vari fedeli (L. 1.000.000). Il quadro con i  15 Misteri  del Rosario  che è dell'artista  

Dome­nico  Vanna,  fu  offerto   dall'On.  Domenico  Cola­santo.

     L'altare in marmo del  Sacro  Cuore,  S. Chiara e San Bonaventura fu offerto dalla Signora Clara Loveri (L. 2.000.000).

       Il Crocifisso in fondo alla Chiesa,  opera  in  le­gno di Santifaller fu offerto dalla Signora Anna Mazzella (L. 500.000)

   Alla parte opposta della navata  c'è  il  bellis­simo quadro della Madonna delle Grazie, offerto dalla  Signora  Immacolata  Musella.

    Ci  sono  altri   quadri  nella   Chiesa :   S.  Ciro, S. Rita  (dono  dell'autore  ultranovantenne),   S.  Mas­similiano  Kolbe  del  P.  Stefano   Macario.

    La statua di legno del Gesù Bambino di Praga, opera di Santifa, offerta dalla Signora Emma Martina, fu rifatta  dalla  figlia  (L. 500.000)  dopo il furto.

    Furono acquistati 80  banchi  e 10 genuflessori di faggio evaporato a  L. 30.000 ciascuno;  e 4  con­fessionali con un crocifisso di bronzo per ogni lato per L. 1.200.000.

     La Chiesa fu benedetta da Mons. Erberto D'A­gnese vi cario generale, il 4 luglio 1964; era presente anche il P. Basilio Heiser, Ministro Generale, tanti religiosi e

una massa di  fedeli .

     Ora la  Chiesa  è abbellita  anche  da un  organo e da due finestroni istoriati, realizzati dal P.  Leo­nardo Mollica per u n valore di oltre 180.000.000 di lire, ed è in corso di realizzazione il progetto di installazione  di tutte le altre vetrate  istoriate. 

    Argenteria  e  arredi  sacri

 Solo chi ha esperienza di arredamento dì una nuova Chiesa può valutare le notevoli somme neces­sarie per l'acquisto dei vasi sacri e degli arredi sacri. Ma quando ci si trova dinanzi a tanti calici, pissidi, ostensori, turiboli artistici e sacri  para­menti antichi di grande valore, si resta meravigliati e i milioni spesi non  si  contano  più.

    Frate Egidio non ha realizzato tutto in un mo­mento; ma cominciò a pensarci prima  ancora che sorgesse il complesso dell'Immacolata. Egli che aveva dovuto provvedere a tanto anche per la ria­pertura di San Lorenzo Maggiore.

     Si preoccupò di acquistare non solo oggetti nuovi, ma anche presso le famiglie dei vecchi sa­cerdoti deceduti, oggetti antichi sia in buone con­dizioni che mal ridotti provvedendo poi per il re­stauro. Così ha potuto dotare la chiesa di oggetti sacri in oro e argento e di vari paramenti antichi, fatti riportare su seta nuova. In diversi  anni,  dun­que ha raccolto molto con  spese  ingenti  e  qual­che regalo.

     Fra te Egidio stesso dettò un elenco dei tesori dell'Immacolata al P. Serafino Volpe.  

    Locali   sulla   stessa   verticale della  Chiesa

  Il  primo  piano  fu destinato  fin  dall'inizio  ad asilo  per  i  bambini una  decina  di  aule  ed  altri ambienti  furono  costruiti  per  le  Associazioni  e  i gruppi  ecclesiali. Il  lavoro  di  completamento,  ese­guito  nel  1968  dalla  Ditta  Brusco,  in tonaco, divi­sioni ed infissi, fu fatto con il con tributo dcl Comu­ne, come già detto, ed un versamento di L. 5.000.000 da  parte  dei  Frati.

     Tra  il primo  piano  e  il  piano  terra  vi  è  un ammezzato, con diverse  stanze, che servì  da abi­tazione alla Comunità  dei Frati durante la costru­zione  del Convento.  In seguito questo  stesso am­mezzato  fu convertito  in  refettorio  e  cucina  per i bambini dell'asilo per una somma di L. 7.000.000. Infine al piano  terra  trovano  spazio il grande salone, le altre aule ed i servizi. Per realizzare le necessarie opere, intonaco, pavimenti, infissi e l'al­lacciamento fogniario furono impiegati 15 milioni ed  altri  5 servirono all'acquisto di sedie e tavoli.

   La  Statua  dell' Immacolata  in Piazza

   Prima che fosse acquistato il suolo per per la edificazione dell'opera dell'Immacolata, la Piazza era intitolata a Luigi Galdieri. Dopo la costruzione della Chiesa Frate Egidio pensò che  era  conve­niente che fosse in titolata all'Im macolata ed incomiciò a muoversi tra amici e conoscenti  per  arri­vare  a  Giovanni  Orgera,  Commissario  Straordinario al Comune di Napoli. Alla fìne risul tò decisivo l'in­tervento  presso  la  Segreteria  di  toponomastica  della Signora Vincenzina Schipa, moglie di Michelangelo Schipa.

     Quando si ottenne il benestare, al centro della Piazza venne innalzata una colonna di granito pro­veniente l'antica stazione ferroviaria di Napoli, trasportata e messa in opera per conto del Comune di Napoli, su cui fu poggiata una bella statua del­l'Immacolata in marmo di Pietrasanta  di Carrara (L. 500.000)  acquistata  dai frati.

     Il debito contratto per la Chiesa fu estinto pri­ma di quanto si potesse sperare e profondo è il sentimento di gratitudine  dei frati verso la Prov­videnza Divina, la Vergine e tutti i benefattori.

    Frate Egidio ebbe a confidare una volta che dovunque si fosse presentato per qualunque esi­genza  in nome  della  Madonna,  sia presso  Autorità che amici e benefattori, aveva trovata aperta ogni porta.

    Fin da quando fu presa la decisione  di attuare il complesso dell'Immacolata, si era discusso sul tempo che sarebbe  stato  necessario  per  realizzarlo e si pensava  a non meno di 25 anni. E invece, gra­zie alla  Provvidenza  Divina,  ne  bastarono  meno di 20!

 Il  Convento

 

      Saldate tutte le pendenze per i lavori già fatti, si pensò alla casa per i Frati, per la quale il pro­getto era stato approvato unitamente a quello del­la Chiesa, opera anch'esso di Maria Magliano.

   L'edificio è di sette piani, non essendo stata possibile una  spansione in larghezza: al piano terra vi è la chiesina originaria, al primo piano la bibliote­ca, al secondo refettorio e cucina, al terzo la sagre­stia. Gli altri quattro piani sono adibiti ad abitazio­ne per  i  Frati .

    Le stanze sono più di venti. Possono sembrare molte per una piccola Comuni tà, ma si tenne  pre­sente che in Napoli né il Convento di S. Lorenzo Maggiore,  né   quello  di  S.  Gennaro   al  Vomero a­vevano sufficienti stanze per alloggia re frati di pas­saggio.

    Tutto era ormai pronto perché il complesso fosse portato a termine. Il 2 ottobre 1968 fu fir­mato il contratto, per  la  somma  di 64 milioni,  da

P. Oreste Casaburo, Rappresentante legale della Provincia Religiosa e l'Ingegnere Pasquale Set­tembre  da  parte  della  ditta  appaltatrice.

      I lavori iniziarono nel novembre successivo e, nonostante difficoltà di ordine giuridico e tecnico, proseguirono velocemente. Per i miglioramenti ap­portati durante l'esecuzione dei lavori si  venne a superare la somma di cento milioni ma in compen­so il complesso ha egregiamente retto a sollecita­zioni come quelle del terremoto del 1980.

     Un affettuoso ringraziamento vada, dopo la Provvidenza Divina e i Benefattori, alle care zela­trici che, con notevole impiego di tempo e con gran­de sacrificio, per tutti i vent'anni, si sono assidua­mente adoperate a raccogliere le offerte ed a con­ segnarle  mensilmente a Frate Egidio.

    Vengono qui elencate: signora Clara  Loveri , signora Francesca Di Chiara,  signorina  Maria  Can­fora, signora Giulia Canfora, signora Giovanna Pa­store,   signorina   Erminia   Barone,   signorina   Rita Formisano, signorina Carolina Giardino, signora Maria Cigala, signora Rita  Vitiello,  signora  Cristi­na Ferrentino, signorina Maria Magliano, Padre Giuseppe  Infossi.

   Molte  altre però  sono state le  anime  generose che  saltuariamente  hanno  raccolto  offerte  tra  pa­renti e conoscenti, e tante volte erano proprio, que­ste

offerte non attese che consentivano di  raggiun­gere la somma  da  versare;  anche in questo  si può constatare  però  come la  Vergine  Immacolata  vigi­ lasse sull'opera a Lei dedicata. Tra le tante persone che hanno contribuito, tornano alla  men te cari  vol­ti a loro e a tutte va  la nostra  riconoscenza e, quel che  più  conta, le  grandi  benedizioni  del  Signore. Sono:  Anna  Aruta,  Anna  Bruno,  Rocco  Basi­lico, Bianca Capo, Ioele Coscia, Mons. Alfredo Fa­langa, Elisa Fuiano, Elvira La Cicero, Anna Ma­gliano, Mons. Pasquale Mazzone, Pierina Pagnano, Gioconda Pinelli, Maria Rende, Dott. Canzio Sabba­tini, Sorelle Salvarezza, Rosalia Sparano.  E  tante, tante  altre!

     Non deve andare smarrito il ricordo di tutti quelli che  hanno aiutato l'opera  dell'Immacolata, chi con le offerte, chi  con  l'impegno personale,  a superare

difficoltà di ogni genere nella sua rea­lizzazione.

     L'Ordine Serafico deve essere grato a Frate Egidio che ha profuso nell'opera la sua intelligenza, il suo senso pratico e soprattutto la sua spiritualità eucaristica e la sua  devozione  mariana.

    Nonostante la quasi completa cecità,  è  statotuti i giorni della sua vita un lavoratore instanca­biie, sensibile tra l'altro anche alle esigenze  devo­zionali dei fedeli, che hanno sempre trovato nella vita liturgica o paraliturgica dell'Immacol ata il sapore  di  una  tradizione  d i  fede  mai  spenta.

     Un sentimento di profonda gratitudine, infine, deve  abbracciare  anche  i   frati   che  cooperarono per lunghi anni e con diverse responsabilità  con Frate Egidio: Padre Michele Cella, Padre Leone, Padre Alfonso Palatucci , Padre Serafino Volpe, Padre Vincenzo Stefanelli e Padre Oreste Casaburo.

Biblioteca

    La Biblioteca dell'Immacolata  si  compone  di oltre 8.000 volumi.

In Convento al le origini c'erano ben pochi librì: quelli  che possedevano  i Frati.

    Nel 1967, quando il P. Serafino Volpe fu collo­cato di famiglia nella Con!unità dell'Immacolata sottolineò l'esigenza di pensare ad una futura bi­blioteca.

    Soldi  per  comprare  libri? Non  era  il  caso nep­pure di parlarne!  C'era  ancora  da  pensare alla co­struzione del convento,  mentre   bisognava    saldare ancora  i  debiti  per  la  chiesa  ultimata.  Ma  l'impor­tante  non  erano  i  soldi , bensì  la  collaborazione  nel chiedere  agli  amici  libri  che  a  loro  non  servissero. E  la  brava  gente, tanto  generosa  per  la  costru­zione, lo  fu  anche  nel  donare  libri.  Ne  furono  rac­colti  molti , più   di  quanti  sperati,  di  ogni  materia, alcuni   veramente   importanti.   Tante   persone   poi , non  avendo   libri  da   dare,  di   tanto   in  tanto  offri­rono soldi per poterne acquistare.

    Ottenuti i libri sorgeva la necessità di un'aula degna per  una discreta biblioteca, che venne siste­mata, nella  stanza  dov'è  tuttora.

      Il flusso dei libri non si è mai arrestato: gli scaffali alti fino al soffitto e quello centra le  sono ormai pieni  in  duplice fila, ma  i libri  sono  sempre bene accetti anche se devono a volte essere inviati ad altri conventi,  mentre  quelli  scolastici  sono  utili per   i   seminaristi.

     Il desiderio del Padre Serafino Volpe di realiz­zare un catalogo non si è ancora realizzato, per cui c'è il lavoro per il  futuro  anche in questo  campo. 

 

 

 

'