VITA, MORTE E MIRACOLI DEL PATRONO DI NAPOLI.

San Gennaro nasce nel 272 a Benevento, città in cui diventerà vescovo. Vari sono gli eventi miracolosi che contraddistinguono la sua esistenza: un giorno, diretto a Nola per incontrare Timoteo, perfido giudice, viene sorpreso a fare proselitismo. Incarcerato e torturato, resiste alle torture e viene per questo buttato all’interno di una fornace a fuoco.

Anche in questo caso, però, egli rimane illeso, ed esce dalla fornace ancora con le vesti intatte, mentre le fiamme prendono piede e investono i pagani giunti ad assistere al supplizio. In seguito, Timoteo si ammala e viene guarito da Gennaro. A portare alla consacrazione del santo è un episodio verificatosi nei primi anni del IV secolo, mentre va in scena la persecuzione nei confronti dei cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano.

A quel tempo già vescovo di Benevento, Gennaro si reca a Pozzuoli, in visita ai fedeli, insieme con il diacono Festo e il lettore Desiderio. Accade, però, che venga arrestato per ordine del governatore della Campania Dragonzio il diacono di Miseno Sossio, che si stava dirigendo a sua volta verso la visita pastorale. Con Desiderio e Festo, Gennaro va a far visita al prigioniero, ma dopo aver fatto professione di fede cristiana e aver intercesso per la liberazione dell’amico, viene arrestato e condannato da Dragonzio: dovrà essere sbranato nell’anfiteatro di Pozzuoli dai leoni.

Anche sulla sua famiglia non si hanno notizie certe: secondo alcuni sarebbe nato povero e, orfano di madre, per la povertà venne mandato, sin da piccolo, dal padre (che nel frattempo si era risposato) a lavorare come guardiano di maiali. Fu lì che conobbe un monaco asceta, un eremita del villaggio, intuendo che quest’ultimo avrebbe potuto aiutarlo nella sua istruzione.

Secondo un’altra versione, invece, Gennaro era un bimbo che sobbalzava e si dimenava nel grembo materno ogni volta che la madre si recava in chiesa per pregare, tanto da venire alla luce già con le mani giunte e le ginocchia piegate in atto di preghiera. In questa versione Gennaro discende da una famiglia illustre e agiata: suo padre si chiamava Stefano e sua madre Teonoria Amato. Sta di fatto che nella sua vita realtà e leggenda, spesso, si intrecciano e mescolano in un unico racconto.

La data del primo miracolo storicamente accertato del Santo è il 17 agosto 1389. Il Chronicon Siculum racconta che durante i festeggiamenti per la festa dell’Assunta, in cui peraltro si attendeva l’arrivo di notabili provenienti da Avignone, vi fu l’esposizione pubblica delle ampolle contenenti il sangue del Santo. Fu allora che accadde qualcosa di inimmaginabile: il sangue tutto d’un tratto da solido divenne liquido, “come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del Santo”. Col tempo il miracolo divenne ripetitivo, concentrandosi in tre date: il sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre. Se la totale mancanza di miracolo è un segno infausto, lo è altrettanto una liquefazione troppo rapida. Preferibile è che la liquefazione avvenga dopo pochi minuti di preghiere, ma un ritardo non si è mai rivelato particolarmente pericoloso nei casi in cui non ha superato le tre ore.

 Nella cappella del Tesoro della cattedrale si conserva il capo e due ampolle di sangue del santo Vescovo: quivi da sedici secoli si ripete il miracolo detto di S. Gennaro. Tale portento venne studiato da dotti di ogni secolo e d'ogni fede e tutti furono d'accordo nell'attribuirlo ad un intervento soprannaturale. Infatti, allorché nella ricorrenza del suo martirio e della sua consacrazione episcopale si pone il capo del Santo martire, racchiuso in una preziosa custodia, alla presenza del suo sangue raggrumato e contenuto in due ampolle di cristallo, senza l'intervento di alcun agente esterno, la massa del sangue del martire passa dallo stato solido allo stato liquido e lo si vede bollire.